La Storia - Un borgo e...

La storia del Borgo Santa Croce è piuttosto recente; risale agli inizi degli anni ’60 e precisamente al 30 ottobre 1960  quando vennero inaugurate le nuove costruzioni dell’Ina-case. La storia più antica del Borgo si confonde con quella dei territori limitrofi, che si estendono ad est della città  di Verona, in prossimità di Porta Vescovo. Le più antiche costruzioni, alcune contrade o case rurali fuori le mura, risalgono al XV secolo, ma furono abbattute  ben presto per ragioni di difesa, per non offrire al nemico punti di appoggio in caso di assedio e per spaziare con lo sguardo, e quindi con le armi, ben lontano dalla città.

La storia del Borgo forma quasi un tutt’uno con la storia della Parrocchia…

Le prime costruzioni di Borgo Venezia cominciarono a sorgere, lungo le principali direttrici stradali tra la fine del secolo XIX  e la Prima guerra mondiale; vi trovavano alloggio molti che si trasferivano dai monti e dai colli in città ed in breve la zona costruita si espanse a macchia d’olio. Dopo  le case Ina, che apparivano completamente isolate dal resto della città, si svilupparono molti insediamenti abitativi lungo via Fincato e via Villa Cozza, in direzione della tenuta agricola detta “Ceolara”.

Il Borgo di Santa Croce è delimitato ad ovest da via Colonnello Fincato, a sud da via Montorio, ad est da via Belvedere ed a nord dalla parrocchia di San Felice Extra e da quella di Poiano.
Comprende una serie di vie dedicate ai musicisti, ad alcune opere liriche e ad insigni storici (le più antiche, come Zagata, B.Montantari, A.Carli, A.Perini, A.Valerini, A.Cotta); altre vie, come San Felice e Montorio, indicano il luogo dove conducono, mentre via Fincato è dedicata ad una medaglia d’oro della Resistenza, Giovanni Fincato.

La storia del Borgo forma quasi un tutt’uno con la storia della Parrocchia, con cui divide anche il nome. Verso la fine del 1960  sotto i porticati di via Zagata si aprono due negozi di alimentari, una macelleria, un negozio di verdura e una latteria. La gente proviene in parte dai rioni vicini, in parte dalla provincia, soprattutto dalla Valpantena.

La prima struttura sociale, con cui viene attrezzato il Borgo, è la scuola elementare Guarino da Verona aperta nel 1964; nel 1972 viene costruito il cinema Alcione, che doveva essere la prima e provvisoria chiesa parrocchiale. Nel 1973 iniziano a funzionare la scuola media Giuseppe Verdi, su terreno inizialmente destinato alla costruzione della chiesa, e la scuola materna negli edifici attuali della Circoscrizione, poi trasferita nel 1979 in via Ponchielli. Nel 1985 viene realizzato l’ampio parco pubblico di fronte alla chiesa di Santa Croce.

Il Quartiere in breve tempo si espande e nascono nuovi spazi ricreativi.

Il Quartiere in breve tempo si espande e nascono anche nuovi spazi ricreativi e sportivi, come il grande centro M. Gavagnin, che viene dotato di vari campi sportivi, per il calcio, il rugby, atletica, baseball ed altri sport.

Anche la Parrocchia può  disporre di impianti sportivi, come un campo da calcio regolare ed uno piccolo; di spogliatoi, di campi di bocce, di una piattaforma per il basket, per la pallavolo e per la pallamano o per il pattinaggio, oltre che di un Oratorio tenuto aperto per la popolazione con la collaborazione di obiettori e di genitori. In piazza Zagata trovano sede la Sesta Circoscrizione e l’ufficio postale, mentre ultimamente è stata inaugurata la nuova sede della scuola materna integrata in via Turandot.

Il primo sacerdote in cura d’anime del nascente Borgo è stato don Armando Penna, quando il 25 febbraio 1961 il complesso Ina viene eretto in Vicaria indipendente con il nome di Santa Croce; il 12 aprile 1963 la Vicaria viene eretta canonicamente e civilmente a Parrocchia, nominando lo stesso don Penna ad arciprete della medesima. Dal 1968 al 1973 si procede alla costruzione della nuova chiesa, della casa canonica, delle scuole di catechismo, del ricreatorio, del campo sportivo, del cinema ed il tutto viene benedetto ed inaugurato dal Vescovo il 30 ottobre 1973.

Il moderno complesso della chiesa si presenta con “interessanti elementi da considerarsi sia nell’ottica della funzionalità liturgica e pastorale, sia nell’ottica dei valori propriamente estetici”; opera del progettista architetto Saveria Paglialunga e del direttore dei lavori architetto Giuseppe Nardi, offre l’idea di una tenda a pianta trapezoidale, con la convergenza delle linee verso la parete di fondo cioè il presbiterio, in cui troneggia il grande mosaico della croce dell’artista Luigi Scapini.

Edifici storicamente significativi, sono la Ceolara, l’Olmo e Ca’ dell’Ara.

Non sono molti nel Borgo gli edifici storicamente significativi; sono alcune case di campagna, un tempo poste al centro di enormi estensioni di campi, come la casa colonica detta Olmo, che si presenta con una stupenda scalinata d’ingresso terminate con un ballatoio, il tutto in marmo veronese; ampio è il portico, il cortile, il fienile e la stalla. La sua origine è incerta, ma pare che la prima costruzione risalga addirittura al XIII secolo. Un tempo lontana dalle intensive costruzioni del Borgo, ormai è conquistata da tre lati dalle moderne case, ma rimane imponente al suo posto di testimone del passato.

Una seconda casa colonica, posta accanto alle primitive case Ina, è Ca’dall’Ara, nome che le viene dal fatto che nelle vicinanze fu trovato un antico altare romano, cioè una ara. Un tempo il complesso comprendeva una vasta corte, con altre costruzioni minori di contorno; oggi, dopo vari espropri  per l’allargamento di strade comunali e vendite per l’estendersi delle costruzioni civili, è ridotta da un fabbricato in parte abitato, con i portici accanto crollati parzialmente e pericolanti.
Ne piangeremo la totale scomparsa fra qualche anno?

Una terza casa di campagna, un antico nucleo rurale dalla tipica forma chiusa, costituito da edifici d’abitazione e da annessi rustici organizzati in forma rettangolare e posti di fronte all’aia, è la cosiddetta Ceolara, o Cipollara o Seolara. Forse è meglio dire era, poiché della casa rurale resta ormai solo un misero edificio, in mezzo agli arbusti ed alle nuove costruzioni, all’incrocio fra via Villa Cozza e via Verdi; per dirlo con la matematica, sembra proprio ridotta ai minimi termini!

Ma è proprio da questo rudere, che qualcuno tenta di mantenere e di riadattarlo con funzioni sociali, che nasce il nome della maschera del Quartiere: el Duca de la Seola con la so Duchessa.

L'anno di nascita è il 1984 per merito di Giglio Marchesini, Mario Prando e Rosa Polato Moscogiuri, Nei cortei, il duca sfila con frac di colore grigio argentato, con pantaloni alla zuava e calze bianche, reggendo in capo un tricorno. Con gli anni, la corte si è allargata: oggi (2010) la compongono, oltre al Duca e alla "Duchessa", il "Notaro", la "siora Seola", il "sior Seoloto", la "Seoleta", il "porta gagliardetto" e varie "Figure" maschili e femminili che in tutto formano un nutrito gruppo di ben venti persone.

Oltre al periodo di carnevale, durante il quale si svolgono le normali attività benefiche di visita a scuole materne ed elementari, ad istituti di accoglienza per portatori di handicap ed anziani, alle sfilate cittadine (dei 6 borghi,  borgo S.Croce, Venerdi Gnocolar, sfilate fuori provincia e fuori regione), anche a settembre il comitato agisce durante la Sagra patronale. E' il tradizionale torneo di Dama disputato fra le maschere cittadine e della provincia che sfidano il Duca de la Seola nella contesa del Drappo Giallo Verde. La manifestazione vede infatti i contendenti in regolare costume carnevalesco e ogni anno viene incrementato da un sempre maggior numero di sfidanti.